Con la deliberazione n. 248/2010 la Giunta di centrodestra ha approvato il progetto defintivo/esecutivo per realizzare una fontana al centro della rotatoria di "ponte alla Gora", ingresso della nostra città.
Un progettino da 71.720,00 euro, che di questi tempi si potrebbe assimilare a quanto manca all'ufficio casa per coprire tutte le richieste di integrazione del canone di affitto che molti nostri concittadini, in questi tempi di crisi, non riescono a pagare da soli.
Sorvolando sulla questione dell'importo della spesa, il PD aveva proposto di organizzare un concorso di idee per valutare cosa fare su quella rotonda: intendiamoci, non che una fontana sia una idea disdicevole, anche lì dipenderà da come viene fatta.
Il punto è che il "cosa" fare non doveva essere deciso solo dal Sindaco: una volta tanto, l'idea avrebbe dovuto passare dal comune sentire della gente.
In effetti, da noi contattati e informati, un gruppo (si tratta di 4 noti personaggi) di artisti locali (o che, ancorchè artisti stranieri, comunque, sono soliti frequentare la nostra città da anni), avrebbero manifestato la propria volontà di contribuire a formare un'idea agganciata fortemente al nostro territorio, alla nostra tradizione e alla nostra storia, interpretata attraverso l'arte.
Inutile dire che, simile modo di procedere, ce lo insegnano Comuni vicini come la Pietrasanta degli ultimi venti anni.
La proposta, dunque, era quella di un concorso di idee, a partecipazione libera e gratuita, il giudizio sulle quali avrebbe dovuto essere espresso da una piccola giuria popolare di cittadini e cittadine estratte dall'anagrafe nell'elenco dei residenti del nostro Comune.
Macchinoso? Macché: la gente ha voglia di partecipare e riappropriarsi degli spazi pubblici, dove si costruiscono opere nell'interesse pubblico e con le risorse che vengono dalle tasse di tutti; nessuno tollera l'intestazione di opere pubbliche a non meglio precisate forme di affetto personali oppure a nomi che hanno ben poco a vedere con la storia e l'anima della nostra città.
Il serio rischio è quello di aver perso l'occasione di lasciare nella città un segno che - dopo 9 anni di opere spesso misurate sui gusti personali e su meccanismi fiduciari di carattere spesso poco pubblico - avrebbe potuto dare a tutti i cittadini, finalmente, l'opportunità di esprimere un qualcosa che appartiene a loro, e non a questa o quella amministrazione di passaggio.
Anche questo è un modo come un altro per iniziare a pensare che la politica locale la smetta di giocare (come spesso accade ancor oggi) sulla pelle dei cittadini, scegliendo non in base alle reali esigenze della gente ma sulla base dei gusti di chi governa (alimentando il vizio del rifiuto della continuità fra amministrazioni, almeno perquel che di buono c'è), e lasciando che trovi sempre più spazio la libera espressione del cittadino, che quegli spazi - che peraltro paga di tasca con il proprio sudore e il proprio reddito - deve ritenere davvero come "suoi".